lunedì 7 dicembre 2009

è la notte

E' notte. Torno a casa, si è fatto tardi. Cammino veloce. Le strade deserte. Fa freddo. Cammino veloce. Non mi prende stavolta. Non mi deve prendere. Taglio per strade nuove, scorciatoie e viette poco illuminate. Cammino attento. Prima arrivo a casa, prima sarò salvo. E' notte, è il suo momento. L'importante è non voltarsi indietro: ormai l'ho capito. Questa volta l'ho fregata. Rallento, non manca molto. Riprendo fiato. Colmo il respiro con quell'aria densa di  umidità... e ricordi... fantasmi e rimpianti. E di nuovo ti vedo. Sei lì. Mi hai fregato. Cara Nostalgia... furtiva come un'ombra e sottile come il vento, ti basta poco per conquistare il mio cuore. Un respiro e colmi il vuoto che ho dentro, portandomi con te via da queste vie deserte, a far da spettatore al mio passato. Ti seguo. Non mi parli mai, ti limiti a sorridere. Piango, ma tu sorridi. Non ti capivo... ma ora non so... c'è qualcosa di più! improvvisamente mi è chiaro. Sorridi, cara Nostalgia, perchè ciò che rievochi da dentro me non sono tristi ricordi, ma le cose belle che mi mancano...

Te ne sei andata. Non me ne ero accorto.. Tornerai? sono di nuovo solo ora. Davanti a me, casa. Ma ho qualcosa di più con me, che prima non avevo: un bel ricordo.

Vado a letto. Sono stanco. Fuori fa freddo, fuori è la notte.


domenica 22 marzo 2009

Ciò che esprime un momento

E' una nuova idea che mi sono fatto riguardo una via di ricerca di sé stessi che fino ad oggi ho in un certo senso studiato e intrapreso: la via della scrittura.
Prosa e Poesia, e in generale le arti letterarie, che ho sempre visto sotto due aspetti: eventi, pensieri, idee, sentimenti che restano immortali e ricerca di se stessi.
Ho sempre pensato che scrivere aiutasse a capire di più quello che si prova, a conoscere meglio quello che ci si sente dentro... pensavo che trasporre sulla carta sensazioni e idee aiuta a concretizzare, e in un certo modo finalizzare, pensieri ed emozioni che necessitavano di chiarezza, o semplicemente essere esternati. Poi ho capito una cosa... Nel momento stesso in cui questi pensieri e sentimenti divengono parole, sono automaticamente inclusi in schemi e forme (la grammatica e la retorica) che ne danno una rappresentazione in base al momento, allo stato d'animo con cui essi vengono pensati. La parola è arte. E l'Arte è sempre un filtro alla realtà perché finalizzata ad uno scopo, qualsiasi forma usi. Trasformare in parola i sentimenti significa rappresentarli attraverso un linguaggio accessibile a tutti, e quindi necessariamente interpretabile. Un'immagine suggeritami da una persona: parlare, scrivere è come dipingere: i colori, lo stile, le tonalità che scegliamo per fare un quadro, sono come le parole, le figure, la sintassi che costruiamo per un significato. Quindi essendo "scelte" non possono più mostrare l'idea, il sentire, l'io oggetto della meditazione interiore... semplicemente perché hanno una formulazione razionale o comunque finalizzata. E' come cercare di rappresentare la realtà con un pennello... impossibile. Ma lo stesso vale anche per una macchina fotografica: al massimo si può cogliere un'istantanea, un'angolazione, una sfumatura, un fotogramma della realtà. Ma mai questa per intero o in senso assoluto.
Scrivere significa ricordare, riflettere, pensare, sfogarsi, inventare, giocare...
ma forse per capire se stessi non è necessario portare fuori il nostro io, piuttosto entrare in noi stessi.

martedì 20 gennaio 2009

Il suono di una sola mano

La Campana Tibetana è un particolare strumento a percussione: è statica, si suona utilizzando un batacchio esterno nella mano destra e facendolo ruotare, sfregando, lungo la parete esterna della campana in senso orario.
Tuttavia non mi riferisco a questo quando parlo del suono di una sola mano.
Ho in mente una famosissima storia zen che lessi tempo fa, tratta da un libro già citato* in cui un vecchio maestro dice ad un suo giovane allievo, Toyo:

«Tu puoi sentire il suono di due mani quando battono l'una contro l'altra. Ora mostrami il suono di una sola mano».

L'allievo di Mokurai prova in tutti i modi a realizzare il suono di una sola mano ma tutti i suoi tentativi di spiegare al maestro le sue intuizioni si rivelano un insuccesso. Tutti questi erano infatti tentativi empirici di comprensione razionale. Ciò che chiunque avrebbe provato a cercare. Toyo cerca di "capire" il suono di una sola mano. Io con lui ci provo, ma -per ora- non ci arrivo. Lui ci arriva, ma la sua comprensione deve necessariamente passare per una percezione diversa da quella fisica: Toyo "entrò nella vera meditazione e superò tutti i suoni" prima di saper rispondere al maestro.
"superare tutti i suoni"... ciò che significa realmente non si può comprendere semplicemente pensandoci sopra, questo ormai mi è chiaro. La razionalità non può essermi di nessun aiuto. Ora che rifletto non saprei nemmeno illustrare razionalmente cos'è la vera meditazione... né tantomeno la spiegazione che Toyo dà a Mokurai della sua illuminazione: parole che lette da un occidentale come me, figlio della filosofia razionale, non trovano alcun senso logico. Rileggendole rimango semplicemente affascinato... un po come se leggessi una poesia che non voglio rovinare con un commento, ma che preferisco assaporare, rimanendo zitto. Forse non tutto si può comprendere allo stesso modo; alcune cose si devono "sentire" e non si possono nemmeno spiegare.



Tekisui


*101 Storie zen